Gli ambienti urbani favoriscono la “pressione patogena” sulle api


Gli ambienti urbani favoriscono la “pressione patogena” sulle api

di Filomena Montemurro (Associazione Apicoltori Lucani)

Fare apicoltura fra i tetti delle città non è impossibile e non è una novità. Fenomeno diffuso a livello mondiale, l’apicoltura urbana ha avuto inizio a partire dagli anni 2000 nelle grandi metropoli. L’ambiente urbano nell’immaginario comune è quello che meno si presta alla vita delle api tuttavia la realtà è diversa, i centri urbani offrono un ambiente molto apprezzato dalle api. In città, sia in estate che in inverno, le temperature sono leggermente più alte di quelle che si registrano in campagna. Inoltre, le costruzioni offrono protezione dai venti e ottimi rifugi. Nettare, polline e acqua sono a disposizione grazie alla enorme varietà di piante presenti sui balconi, giardini, aiuole, parchi, fontane, grondaie, sottovasi, ecc.

Assodato che le api in città vivono discretamente, alcuni ricercatori della North Carolina State University, hanno voluto studiare gli effetti dell’urbanizzazione sulla diffusione delle malattie infettive confrontando colonie di api selvatiche con api allevate. Lo studio condotto dal gruppo di lavoro di Steven Frank e David Tarpy, professori di entomologia alla North Carolina State University, solleva importanti domande in quanto le aree urbane continuano a crescere a spese degli ambienti rurali.

Le considerazioni su cui si basa lo studio sono:      

  • la progressiva comparsa e la globale diffusione di alcuni patogeni sta contribuendo alle continue perdite di colonie di api in America e in Europa, minacciando la sicurezza alimentare e la stabilità economica degli apicoltori. I più importati tra questi patogeni sono il fungo Nosema ceranae e l’acaro Varroa desctructor, insieme a una serie di virus veicolati da quest’ultimo. Singolarmente o in associazione, le malattie causate da questi agenti patogeni causano gravi perdite;
  • anche le colonie di api selvatiche hanno risentito dell’avvento della Varroa. Tuttavia un crescente numero di pubblicazioni testimoniano che le colonie di api selvatiche coesistono stabilmente con Varroa o con Nosema ceranae anche in assenza di trattamenti acaricidi o altri interventi per gestire questi patogeni;
  • le colonie selvatiche in grado di svernare senza l’aiuto dell’apicoltore forse presentano tratti immunitari che gli permettono di combattere o tollerare i patogeni.

Approfondire lo studio di queste api, individuando i loro meccanismi genetici o ambientali, sarebbe un passo importante nel mondo dell’apicoltura. In questo studio gli autori ipotizzano che l’ambiente urbano possa alterare l’ecologia delle malattie delle api. Infatti concentrando le api in luoghi con risorse alimentari distribuite in maniera frammentaria, come succede nelle città, dovrebbero aumentare le opportunità di trasmissione orizzontale delle malattie. Inoltre i variegati habitat urbani possono anche richiedere lunghi e dispendiosi voli per la ricerca di cibo, causa di stress per le api e il riscaldamento urbano potrebbe avvantaggiare agenti patogeni che prediligono temperature più alte come N. ceranae. Al contrario, le risorse polliniche differenti disponibili nei giardini di città possono aumentare l’apporto nutritivo e il rafforzare il sistema immunitario. A conti fatti, comunque, gli effetti dell’urbanizzazione tendono a favorire la presenza e la trasmissione di agenti infettivi determinando:

  1. una riduzione della risposta immunitaria e conseguente aumento dell’intensità delle infezioni patogene;
  2. effetti più intensi nelle colonie selvatiche che in quelle allevate, dal momento che la risposta delle api selvatiche al loro ambiente non è moderata dalle pratiche di allevamento.

Lavorando con dei volontari, i ricercatori hanno individuato 15 colonie di api selvatiche che vivevano in alberi o in costruzioni abbandonate e 24 colonie allevate da apicoltori in città, nelle zone limitrofe e nelle aree rurali (ad un’ora di distanza dalla città). I ricercatori hanno campionato api operaie da tutte le colonie e le hanno analizzate per valutare la loro risposta immunitaria e la loro complessiva “pressione patogena” (identificazione delle specie patogene presenti e loro quantità).

Attraverso la metodica della PCR real time quantitativa (qRT-PCR) hanno valutato l’espressione di 4 geni coinvolti nella risposta immunitaria e la presenza di 10 patogeni (2 funghi, 1 batterio e sette virus). Inoltre hanno valutato la sopravvivenza delle api operaie, appartenenti ad alcune di queste colonie, con e senza stress indotto in laboratorio.I ricercatori hanno evidenziato che le colonie che vivono più vicino alle aree urbane e quelle gestite da apicoltori hanno una “pressione patogena” più elevata.
Inoltre è stato rilevato che la probabilità di sopravvivenza delle api operaie durante gli esperimenti di laboratorio è diminuita di tre volte nelle api raccolte dagli ambienti urbani rispetto a quelli raccolti in ambienti rurali. Tuttavia, i ricercatori hanno anche scoperto che la risposta immunitaria non è stata influenzata dall'urbanizzazione, infatti risulta uguale in tutti gli ambienti.
Gli autori pensano che la “pressione patogena” più elevata nelle aree urbane sia dovuta ad un aumento delle percentuali di trasmissione delle malattie tra le api dipendente da:

  • numero limitato di siti di alimentazione rispetto alla densità di popolazione nelle aree urbane che obbliga le api provenienti da diverse colonie ad interagire;
  • presenza di temperature superiori nelle aree urbane che influenzano la possibilità di sopravvivenza e/o la trasmissione dei patogeni. 

Lo studio delle api selvatiche, con un più basso carico di malattie e una migliore risposta immunitaria rispetto alle api allevate, potrebbe indicare la strada per migliorare la gestione delle api allevate. In conclusione questo lavoro è solo un punto di partenza. Ora che si sa cosa sta succedendo, il passo successivo è quello di capire il motivo per cui sta accadendo e se gli stessi effetti negativi dell'urbanizzazione stanno danneggiando specie autoctone solitarie e presumibilmente più sensibili al loro ambiente.  

 

Bibilografia

  • Youngsteadt E, Appler R.H. et al. (2015) Urbanization Increases Pathogen Pressure on Feral and Managed Honey Bees. PLoS ONE       
  • Contessi A. (2016) Le Api. Biologia, allevamento, prodotti. Quarta edizione. Edagricole