Pillole di storia

Pillole di storia
di Silvana Del Monaco

Un nostro caro socio di Acerra, Aniello Buonincontro, ci ha fatto avere un raro documento sull’apicoltura
acerrana e segnalato la presenza di un prezioso statuto presso la Biblioteca Comunale “Gaetano Caporale” del comune stesso di Acerra. Si tratta di documenti storici di notevole interesse per l’apicoltura campana e di cui vi proponiamo un
brevissimo estratto.


L’apicoltura Acerrana di fine 800
-da “Agricoltura Meridionale” n. 23 del 16 dicembre 1890

Alla fine dell’800, l’apicoltura, in gran parte dell’Italia meridionale, non era molto conosciuta, né praticata. Tuttavia nella provincia di Terra di Lavoro, e precisamente nel cuore di Acerra, il sacerdote e professore Vincenzo Pirolo
riuscì, con il suo modesto apiario di trenta alveari, ad ottenere una notevole produzione di miele e cera. Dedicandovi molta attenzione, il sacerdote seguiva l’andamento delle famiglie durante il periodo primaverile e quello che precedeva l’invernamento, facendo così del suo apiario un ottimo esempio in cui sperimentare le tecniche apistiche e rendere queste ultime economicamente remunerative.

Prima del nostro sacerdote, l’apicoltura della zona era incentrata principalmente sull’uso di tecniche e sistemi rudimentali come i bugni di tipo pugliese e savignanese a favo fisso; la raccolta del miele avveniva con la spremitura che, oltre a rendere il miele “impuro” a causa della presenza di piccoli pezzi di cera, portava alla distruzione dei favi.

L’ingegnoso prof. Pirolo, invece, oltre a utilizzare arnie a favo mobile dotate di ventidue favi, riusciva ad ottenere meno covata e più produzione di miele; mentre, per la smielatura, si serviva dello smielatore centrifugo inventato dal maggiore austriaco Franz Hruschka al quale, però, apportò una piccola modifica che rese lo smielatore più semplice ed economico.

Possiamo quindi solo ringraziare il sacerdote per aver contribuito con dedizione e ingegno all’ammodernamento dell’apicoltura campana e di quella dell’intera Italia meridionale.

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Lo Statuto della Federazione Apistica Italiana

Il 30 ottobre del 1904 nacque ad Ancona una società anonima cooperativa a capitale illimitato denominata Federazione Apistica Italiana con lo scopo di tutelare e favorire il commercio del miele e della cera.

Coloro che volevano aderire alla federazione, scelti con cura tra Consorzi, Sindacati Agrari o membri di Associazioni Apistiche, dovevano essere presentati da due soci già iscritti; inoltre, per ogni adesione vi era una tassa del costo di 2
Lire e l’acquisto di almeno un’azione dal valore di 5 Lire.

Lo scopo della Società era quello di curare la vendita collettiva all’ingrosso e al dettaglio dei prodotti apistici e più nello specifico del miele e della cera, così come stabilire le migliori tariffe per il trasporto dei prodotti e favorire l’uso e il consumo del miele.

La federazione si impegnava anche a garantire la genuinità dei prodotti, impedendo, già all’epoca, la vendita di miele adulterato e favorendo, in questo modo, la speciale etichettatura di “miele naturale”.