API: il bottino avvelenato!

API: il bottino avvelenato!
Il punto sulla situazione, esperienze ed idee a confronto, possibili scenari ed azioni da mettere in campo

Cosa è accaduto
Periodo in cui si sono verificati gli eventi
I primi sintomi di avvelenamento sono stati registrati nel mese di dicembre 2013. Gli avvelenamenti più massicci sono stati registrati tra il 25 marzo e il 10 aprile 2014. Alcuni apicoltori riportano di eventi simili o di intensità minore anche negli anni passati (2013 e 2012). 

Area interessata e coltivazioni presenti nella zona
I casi più gravi, per numero di aziende e numero di alveari coinvolti, sono stati registrati in provincia di Benevento e precisamente lungo il fiume Calore tra Ponte e Dugenta (Valle Telesina). L’Area è la zona dei vigneti del Taburno e della Falanghina. Sono coltivati anche altri fruttiferi quali ciliegi, peschi, susine.

Sintomi
Api morte in prossimità dell’ingresso delle arnie (anche nei giorni successivi e dopo gli spostamenti); famiglie spopolate;  api tremolanti notate nei giorni successivi.

Perdite stimate
Si possono stimare perdite comprese fra il 60% ed il 90% sugli apiari soggetti ad avvelenamento.
Probabilmente ci sono state più ondate di avvelenamenti poiché i pochi apicoltori che hanno spostato gli alveari alle prime avvisaglie, oggi conservano gli apiari anche se gli stessi risultano sotto dimensionati. Su questi ultimi non sono state notate api tremolanti ma solo poche morie successive allo spostamento.
 
Il campionamento effettuato dall’APAS
Ampiezza del campione sottoposto a monitoraggio
Sono stati effettuati sopralluoghi su 10 aziende e su 15 apiari (circa 600 alveari).
È stato campionato il polline ed, in misura minore, sono stati prelevati campioni di api morte.
L’APAS ha deciso di effettuare a proprie spese le analisi, in maniera anonima per gli apicoltori, rivolgendosi ad un laboratorio privato.

Cosa è emerso dalle prime analisi
Le prime analisi sulle api hanno mostrato la presenza di acaricidi, alcuni dei quali in concentrazioni elevate.
Inoltre, è emersa la presenza di un fungicida, il tebuconazolo in oncentrazioni di circa 100 ppb.

Il TEBUCONAZOLO è un fungicida idrosolubile ad azione sistemica. Rapidamente assorbito dagli organi vegetali è traslocato attraverso lo xilema, sfuggendo così al dilavamento e proteggendo la vegetazione che si sviluppa dopo il trattamento. Viene prodotto dalla Bayer (Luna Experience, Zantara, Scenic), dalla Prochimag Italia S.r.l (TEBUCONAZOLO - TB 20), etc. È un prodotto a largo spettro di applicazione (frutta e  ortaggi).

La letteratura scientifica è densa di studi che dimostrano le interazioni fra i PESTICIDI (in senso lato) e gli ACARICIDI usati in apicoltura.

Quali effetti sulle api
Oltre la dose letale: morte immediata delle api.

Sotto la dose letale (dosi sub-letali): per ingestione del pesticida attraverso il polline o l’acqua di guttazione le api subiscono danni quali: riduzione della capacità di individuare le fonti nettarifere; riduzione della capacità di comunicare alle altre api la posizione delle fonti nettarifere; riduzione delle aspettative di vita; perdita dell’orientamento; immunodepressione (gli effetti delle classiche patologie apistiche si amplificano); stress; malformazioni.

Cosa è importante capire
La lotta NON è contro il «tebuconazolo»… domani, le multinazionali brevetteranno un’altra molecola più efficace! Possiamo risolvere il problema del tebuconazolo ma la stessa difficoltà si ripresenterà con l’entrata in commercio di altri prodotti. La lotta NON è contro gli agricoltori che come noi vogliono produrre reddito.

La lotta è contro il «sistema» ovvero contro i protocolli che non prevedono test efficaci ed approfonditi sui nuovi prodotti prima della loro messa in commercio.

Non possiamo scaricare tutte le colpe sulle multinazionali. Questo avvelenamento ci ha insegnato che gli effetti sinergici con acaricidi di varia natura sono spesso la reale causa degli avvelenamenti. 

Cosa possiamo fare
A livello di azienda apistica: contenimento degli avvelenamenti

  • In generale, vanno evitati altri stress.
  • Spostare gli apiari ai primi sentori di avvelenamento.
  • Evitare trattamenti acaricidi che provocherebbero effetti sinergici.
  • Alimentare.
  • Adottare misure che agevolino la termoregolazione delle famiglie (es. periodo di quarantena in capannoni chiusi)
  • Bonificare gli alveari togliendo i favi con il polline e sostituendo la cera (nel caso ci siano pesticidi liposolubili).

 

A livello nazionale -azioni che l’AP.AS. può mettere in campo
Stimolare il confronto fra le istituzioni: il 26 maggio l’AP.AS. ha presentato un memorandum all’IZS di Portici che è stato utilizzato nell’incontro svoltosi il 18 giugno a Roma, nella sede del MIPAAF.

Ri-Attivare la rete BeeNet (Rete nazionale di monitoraggio degli alveari) sia per favorire il confronto con esperti del settore sia per aumentare le stazioni di campionamento.

Far conoscere, mediante i propri tecnici, l’esperienza della Campana nei futuri ncontri tecnici CRT-UNAAPI per stimolare la ricerca di soluzioni condivise ed efficaci.

 
A livello europeo  -azioni che l’AP.AS. può mettere in campo
Stimolare l’adozione di regolamenti e procedure che favoriscano un’agricoltura compatibile con gli insetti impollinatori e promuovere l’adozione di protocolli di autorizzazione dei pesticidi più restrittivi e più rispondenti al reale problema degli insetti impollinatori. Nel caso tali pesticidi si dimostrino dannosi, promuoverne il divieto d’uso.

Per tale motivo l’AP.AS. ha aderito a “BeeLife”, una campagna di ensibilizzazione e raccolta fondi in difesa delle api e della biodiversità ed ha già donato una quota di 500 euro dal proprio fondo cassa e 500 euro derivanti dalla vendita delle magliette.

In questi giorni parte la seconda fase di BeeLife nella quale sarà chiamata a partecipare l’opinione pubblica.
Ognuno di noi può donare il proprio contributo….