di Antonio Carrelli
e Rina D'Imperio

Alla fine dell’annata apistica del 2016 molti apicoltori Italiani esclamarono: “un’annata così brutta non si vedeva da decenni, anzi nemmeno la si ricordava!!”.

Le ultime parole famose, come si suol dire, poiché il 2017 è stato peggio del 2016 facendo esclamare: “non pensavo potesse esistere un’annata così brutta!!”.

Con la speranza che sia veramente l’ultima e che quindi il 2018 ci possa riservare una buona annata tiriamo le somme di un 2017 che ha visto gelate e freddo prolungato a primavera, venti caldi e siccità da fine maggio a fine agosto, furti e incendi che hanno interessato migliaia di ettari di vegetazione in tutta la penisola bruciando anche centinaia e centinaia di alveari.

Le immagini si commentano da sole: gran parte del Vesuvio ridotta in cenere; decine di ettari di vegetazione e di macchia mediterranea arse, tantissime case evacuate e centinaia di alveari bruciati.

Filippo Nocerino, socio APAS, è uno dei tanti apicoltori che ha visto ridursi in cenere decine e decine di alveari. Il fuoco implacabile ha perso arse dal fuoco o soffocate dai fumi diverse postazioni che erano dislocate in alle pendici del Vesuvio.

Nulla hanno gli interventi delle squadre dei pompieri, della forestale e della protezione civile che si sono organizzate con ogni mezzo per cercare di salvare il salvabile.

Andrea Novi, Vito Colantuono, Giuseppe Marra, Badù, Enok, Ciro Manfellotti, Luigi Palma, Luca Cozzolino sono i ragazzi che collaborano con Filippo e che si sono buttati per salvare quanti più alveari possibili, per salvare il loro lavoro, per salvare le api.

A loro un grazie da parte di noi altri apicoltori

A fuoco oramai spento, facciamo un giro sul Vesuvio con l’amico Filippo a rivedere le postazioni oramai carbonizzate. Decine di foto scattate dall’amica Rina ritraggono scene che non sembrano di questo pianeta. Ci guardiamo intorno e i brividi percorrono i nostri corpi, lo sguardo di Filippo, apicoltore dalle spalle larghe, si fissa su quelle che erano le sue postazioni, sembra cedere all’emozione nel rivedere quelle ceneri
ma il suo spirito, da buon napoletano, riporta la risata nel nostro gruppo con una serie di battute: “mai perdersi d’animo, poteva finire pure peggio...“.

Di quelle scene non vogliamo ricordare le ceneri e i mucchi di ferraglie arrugginite dopo il passaggio del fuoco… da quelle immagini cerchiamo il barlume di speranza al quale aggrapparci e dal quale ripartire…