Il blocco di covata indotto


Il blocco di covata naturale: è davvero un processo in balia degli eventi o possiamo indurlo?
di Marco D'Imperio

È orami chiaro a tutti come il trattamento invernale sia il vero trattamento, quello in grado di abbattere la varroa a livelli accettabili. Certo non è sufficiente, ma se accompagnato a qualche trattamento tampone nell’arco della stagione, può consentire una serena gestione del parco alveari e discreti livelli produttivi considerati i tempi che corrono.

È anche chiaro ai più che il trattamento invernale è davvero efficace quando questo è eseguito con il blocco di covata perché in tal modo la varroa è tutta in fase foretica e dunque maggiormente esposta al farmaco che nella stragrande maggioranza dei casi è acido ossalico sublimato.

Le aziende professionali eseguono l’ingabbio della regina confinandola all’interno di gabbie di varia fattura per poche settimane o, nei casi più lunghi, per qualche mese. Il blocco della regina porta benefici non solo ai fini del trattamento contro la varroa ma anche e soprattutto in relazione all’abbattimento del carico virale/batterico, il vero grande problema dell’apicoltura moderna. Inoltre, una riduzione per lungo periodo della covata porta ad una riduzione di consumi di scorte e/o candito.

Ma quello di cui voglio parlare con questo breve articolo è il blocco di covata naturale. Siamo davvero sicuri che tale blocco sia governato da fattori climatici?

È convinzione comune che sia il freddo a condizionare l’arresto della deposizione. Ciò in conseguenza del fatto che le basse temperature rendono impossibile il sostentamento e la termoregolazione di grosse quantità di covata. Gli ultimi inverni miti hanno un po’ messo in crisi i sostenitori di tale teoria.

Altri sostengono che sia il fotoperiodo (le ore di luce) a regolare tale dinamica; ma se fosse davvero così il blocco si dovrebbe verificare tutti gli anni nello stesso periodo visto che la variazione delle ore di luce segue uno schema pressoché costante di anno in anno.

Allora cos’è? Probabilmente le basse temperature e fotoperiodo hanno un loro peso ma ad influire in maniera netta sul blocco della deposizione è invece, a mio parere, la quantità di scorte. Dal punto di vista biologico ciò è spiegabile dal fatto che la regina blocca la deposizione quando il livello delle scorte è alto sia perché lo spazio per la deposizione si
riduce (nido intasato), sia perché percepisce che vi sono sufficienti riserve per affrontare l’inverno e dunque non è più necessario avere nuove api per raccolti sporadici.

Ma se ciò è vero allora perché non provare ad indurre il blocco di covata con un piano di alimentazione ben architettato?

Detto, fatto! Sono ormai tre anni che metto in atto un sistematico piano di alimentazione con sciroppo più o meno denso. Nulla di molto faticoso: bastano 2-4 giri da 1-1,5 litri che le api, nel giro di un 3-4 settimane vanno in blocco totale e lo fanno tutte nel medesimo momento. Se poi si vuole prolungare il blocco basta continuare ad alimentare. È ciò
indipendentemente dal periodo e dalle temperature esterne!