Il polline: uno sguardo a 360°

di Marco D'Imperio (tecnico AP.AS.)

Premessa
Come si raccoglie il polline? Quali trappole si possono utilizzare? Ci sono implicazioni per gli alveari? E poi, quali sono i migliori metodi per conservare i polline senza che se ne perdano le proprietà? Cosa sappiamo in merito a queste ultime? Tutti i pollini sono uguali oppure esiste una variabilità che l’apicoltore deve conoscere e sfruttare per creare un prodotto che possa essere utilizzato nella dieta umana o, perché no, restituito alle api?
È bene comprendere alcuni passaggi importanti sulla raccolta, sulla pulizia e sulla conservazione del prodotto e le modalità di vendita per evitare di commettere errori che potrebbero costare caro. 
Facciamo il punto sullo stato delle conoscenze in merito a questo prezioso “alimento” che sempre più va affermandosi come prodotto redditizio e alternativo alla classica produzione di miele.
 
Inauguriamo con questo primo articolo di approfondimento una serie di pubblicazioni sul polline che hanno lo scopo di affrontare tutte le problematiche ad esso connesse. AP.AS. mette a disposizione dei propri associati e della rete una trattazione ampia e completa su uno degli argomenti che maggiormente affascina ed incuriosisce i professionisti come i neofiti.
 
L’argomento, vista la sua ampiezza, verrà suddiviso in diversi paragrafi i cui titoli sono riportati di seguito. I diversi paragrafi verranno raggruppati in capitoli ciascuno dei quali verrà pubblicato sul sito dell’AP.AS. in diversi periodi.
 
Indice
CAPITOLO 1
1.Cos’è il polline: alcune precisazioni
2.Quali implicazioni ha sulle api la sottrazione del polline e qual è il momento opportuno per la raccolta
 
CAPITOLO 2
3.Quali postazioni scegliere
4.Metodi di raccolta
 
CAPITOLO 3
5.Metodi di condizionamento e conservazione del polline
6.Confezionamento ed etichettatura
 
CAPITOLO 4
7.Valori nutrizionali del polline e indicazioni per l’assunzione
8.Proprietà salutistiche del polline
 
CAPITOLO 5
9.Identificazione del polline
10.I pollini epatotossici
11.Bibliografia
 
 
 
CAPITOLO 1
1.Cos’è il polline: alcune precisazioni
Il polline raccolto dalle api, non è semplicemente il polline presente sui fiori verso i quali esse si indirizzano (Figura 2). Esso viene aggiunto della saliva e/o nettare delle bottinatrici che spesso, prima di indirizzarlo verso le proprie cestelle, usano la bocca e la lingula per pulirsi le zampette e le parti del corpo “impollinate”.
 
Quello che quindi gli apicoltori raccolgono, con svariate tipologie di trappole, va considerato un prodotto differente da quello che troviamo sui fiori e che, in teoria, potrebbe essere raccolto con trebbiatrici apposite. Inoltre, è doveroso fare un’altra precisazione: il polline raccolto in prossimità dell’ingresso delle arnie è cosa ben diversa da quello raccolto all’interno dei favi dopo che questo è stato stivato dalle api nutrici (quelle che si occupano dell’alimentazione proteica della covata). Quest’ultimo viene più chiamato “pane d’api” (Figura 3) e, per il fatto che viene manipolato e lavorato con l’aggiunta di dosi variabili di secrezioni, nettare e/o miele e/o pollini provenienti da altre bottinatrici, assume una composizione ben differente, e spesso ben più completa, da quella che aveva il polline iniziale.
 
2.Quali implicazioni ha sulle api la sottrazione del polline e qual è il momento opportuno per la raccolta
Quando parliamo di polline e di tecniche di raccolta, dobbiamo tenere a mente che raccogliendo polline noi sottraiamo alle api la loro prima ed unica fonte di proteine. È l’alimento che le api somministrano, assieme al miele, alla covata ed è quindi l’ago della bilancia che deciderà le sorti della famiglia. Non bisogna quindi eccedere nella sottrazione di tale alimento ed è necessario scegliere il momento giusto durante il quale posizionare le trappole. Sottrarre polline all’inizio della stagione, quando le api devono ripartire e c’è necessità che la famiglia si sviluppi, così come sottrarlo a fine stagione, quando invece la famiglia deve immagazzinare le necessarie scorte per l’inverno, non è certamente indicato. Tuttavia, occorre considerare che molti dei pollini più ambiti sono quelli che si presentano proprio in primavera, con fioriture corte e poco produttive. È quindi ardua e difficile la scelta della tempistica: da un lato va tutelato l’alveare dall’altro vanno raccolti i pollini più prelibati.
Il giusto compromesso potrebbe essere quello di posizionare le trappole in tarda primavera e lasciare che i formidabili meccanismi adattativi delle api facciano il loro corso portando le stesse a riempire sempre meno le cestelle in modo da far passare oltre la trappola dosi sempre maggiori di polline che vengono stivate nei favi. Non è quindi il caso di avvilirsi se le api imparano e si adattano all’elemento estraneo, la trappola, e i nostri raccolti diminuiscono con il passare del tempo.
 
Anche la gestione del nido va leggermente rivista in funzione del raccolto del polline e non più solo del miele. Nelle raccolte primaverili le trappole possono essere inserite quando le famiglie sono già sul quarto favo di covata. Bisogna però porre attenzione ai quantitativi di scorte presenti nel nido poiché la famiglia indirizzata alla raccolta del polline consuma un po’ più di miele; pertanto, è bene prevedere un’integrazione con dello sciroppo o con del candito nel caso in cui la famiglia destinata alla produzione di polline non abbia almeno due favi pieni di scorte nettarifere/mellifere. Cosa ben diversa, invece, è per i raccolti estivi (es. su castagno e rovo) dove, salvo casi eccezionali, non serve nutrire poiché il raccolto di nettare è abbondante.
Gli alveari che hanno gravi problemi di covata calcificata è bene che non vengano destinati alla raccolta del polline poiché le larve di covata calcificata vanno inevitabilmente a mescolarsi con il polline nei cassettini di raccolta complicando così la pulizia del prodotto.
 Fra le implicazioni che la raccolta del polline può avere sulle dinamiche dell’alveare va ricordata la teoria secondo la quale la sottrazione del polline sia un utile strumento per tenere a freno la sciamatura. Tale idea nasce da un ragionamento logico: se uno dei motivi che innescano la sciamatura è la buona disponibilità di nettare e polline nell’ambiente esterno (condizioni ideali per la riproduzione della famiglia), allora una riduzione dei quantitativi di polline importato dalle api all’interno dell’alveare potrebbe limitare l’istinto sciamatorio.Vvai al CAPITOLO 2

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